lunedì 4 luglio 2011

No TAV, racconti dalla Val di Susa

Ricevo e pubblico:

Ieri domenica 3 luglio sono andata alla manifestazione No-TAV in Val di Susa e mi sembra decisamente il caso di raccontare quello che ho visto e sentito, SOLO quello, niente di seconda o terza mano.

Sono partita da Padova sabato notte, due i pullman pieni di persone di diversa estrazione e decisamente con diversi scopi, tuttavia tutti e ripeto tutti completamente disarmati. Già in autostrada abbiamo avuto qualche problema perché l'uscita alle 8.30 di mattina era stata chiusa, abbiamo dovuto proseguire fino alla successiva e tornare indietro per la strada.


Arrivati al Forte di Ramats, ci siamo divisi: ci è stato infatti comunicato che il corteo ufficiale e autorizzato proseguiva verso Chiomonte, ma come ormai si sa non tutti hanno preso quella strada. Per quanto mi riguarda, una serie di considerazioni (raggiunti limiti d'età, superati limiti di peso, totale mancanza di allenamento, innata vigliaccheria etc.) mi hanno portato senza esitazioni verso il corteo autorizzato.

Tra la gente con gli striscioni, ho potuto vedere sedie a rotelle (truppe corazzate?), stampelle (spranghe?), nonni e bambini di ogni età (truppe d'assalto?), anche in carrozzina (mezzi blindati?) e persino cagnetti e cagnoni di ogni colore e dimensione (truppe cammellate?).

Gli striscioni erano vari e colorati, in particolare mi ha incuriosito un gruppo di francesi, con cui sono riuscita a scambiare alcune parole davvero interessanti. Mi ero sempre chiesta perché oltralpe non ci fosse stato tutto questo gran casino, anzi millantassero di avere ottenuto il consenso delle popolazioni. Da quanto mi hanno raccontato loro non è proprio tutto rose e fiori: dicono che in Francia le grandi opere cosiddette di interesse nazionale sono considerate affare di Stato e le informazioni relative sono distribuite col contagocce e censurate perfino in rete, se in lingua francese (la Cina è vicina?).  Ricordate qualche tempo fa una puntata di Report in cui si notava come la popolazione francese fosse del tutto all'oscuro di quali e quanti problemi potesse portare una centrale nucleare? ecco, sembrerebbe (uso il condizionale perché non so in realtà chi fossero questi francesi e dovrei controllare questa cosa) che per la TAV sia andata nello stesso modo: studi sull'effettiva utilità dell'opera, previsione di traffico sia merci che persone, possibili danni ambientali, presenza di sostanze tossiche nelle montagne da scavare e via discorrendo, di tutto questo loro sapevano solo quel che trovavano in rete in altre lingue. Se è vero, e ribadisco il se perché è una cosa gravissima e da controllare accuratamente, significa che se l'Italia è in fondo alle classifiche della libertà d'informazione la Francia non dovrebbe essere molto più in alto!

Il corteo autorizzato è arrivato fino al ponte e là si è piazzato, sul ponte e sui lati della vallata. E' arrivato Grillo e ha sbraitato un bel po', poi hanno parlato altri, nel frattempo si sentivano i botti e si vedevano le nubi dei lacrimogeni sul fianco della montagna, dove avrebbe dovuto esserci la casetta del presidio sgomberato lunedì. Io sono risalita un po', perché la pressione della folla era eccessiva, fino a sopra il gazebo del pronto soccorso, così ho finito per trovarmi non più sottovento, per fortuna. Verso le 14 i lanci di lacrimogeni sulla montagna sono aumentati e naturalmente anche nel corteo è cominciata l'agitazione, c'era gente che diceva di avere i figli là in mezzo e vi lascio immaginare il loro stato. Un po' prima delle 15 però i lacrimogeni sono stati lanciati ANCHE dalla nostra parte, ad altezza d'uomo in mezzo alla gente.

Sabato sera, sentendomi un po' ridicola e soprattutto sperando di fare una cosa inutile, mi ero preparata lo zaino mettendoci dentro anche due bottiglie di acqua con limone e dell'antiacido. Purtroppo questa roba è venuta utile: una bottiglia l'ho data a due ragazze che avevano soccorso una loro amica colpita in testa dal lancio e che veniva in quel momento medicata al pronto soccorso, erano tutte congestionate e respiravano a fatica. L'altra l'ho usata io perché cominciavano a bruciarmi gli occhi, ma essendo abbastanza sopravvento non è stato grave; ho dovuto comunque prendere anche l'antiacido, perché mi veniva da vomitare non so quanto per i gas e quanto per l'agitazione e la rabbia. La gente ha cominciato a risalire e io l'ho seguita, in fondo avevo 7 km da risalire sotto il sole e sembrava proprio che là sotto non ci fosse più nulla da fare, la polizia aveva ottenuto lo scopo di far andar via la gente.

Quando sono arrivata al punto di raccolta delle persone che avevano fatto il viaggio con me ce n'eran poche, per riaverli tutti (in realtà quasi tutti, perché alcuni non avevano trovato il modo di risalire ed erano scesi a Gaglione, dove è andato a prenderli uno dei due autobus, poi ci siamo ridistribuiti più avanti) abbiamo dovuto aspettare oltre un'ora dopo l'orario previsto. Un ragazzo veneziano è stato però ricoverato perché il lacrimogeno lo ha preso in pieno sotto il costato (trovate le notizie tramite Beppe Caccia) e un altro mi risulta sia stato fermato, per cui in realtà siamo partiti con due passeggeri in meno e per ora non ho notizie in merito.

Non ho nulla da aggiungere perché semplicemente non voglio in questa sede riportare fatti o voci cui non ho assistito personalmente, dato che mi sembra di sentirne di tutti i colori. Solo una considerazione personale (ma il personale è politico, naturalmente): uno stato che schiera la sua polizia in assetto di guerra contro i propri cittadini, che peraltro quella polizia contribuiscono a pagare con le proprie tasse, rifiutando il confronto, la ricerca e la presa in considerazione delle alternative possibili con il pretesto che "altrimenti si perdono i contributi europei", NON è uno stato civile. Quella di ieri in Val di Susa è stata probabilmente una dimostrazione di cosa sarebbe successo se non avessimo, per esempio, votato contro il nucleare: la militarizzazione del territorio e la repressione fisica dei contrari. Ne ho portato a casa un profondo senso di sconforto e una rabbia triste. Non deve andare così, mai, e dobbiamo fare di tutto perché non succeda più.



Lucia Tundo



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